Vigne Perdute

festa del vino da vitigni antichi e rari 

 

 

Il vino appartiene da sempre al tessuto storico, sociale e culturale del nostro Paese, come testimonia uno degli antichi nomi attribuiti all’Italia: Enotria, il Paese del Vino.

Molte delle nostre regioni possono vantare tradizioni antichissime in campo enoico e, l’Emilia Romagna, è certamente una di queste.

Un vero e proprio paradiso dell’enologia, per quelli che amano dedicare, tempo e palato, alla riscoperta di vitigni di cui, in molti casi, si è addirittura persa la memoria.

Proprio per questo, il Comune di Albinea, assieme alla Provincia di Reggio Emilia ed in collaborazione con Pro Loco Albinea, ha deciso di dedicare una festa a quella che potremmo definire “archeologia enolica”.

I partecipanti potranno soddisfare la propria curiosità degustando vini di antica tradizione, spesso dimenticati e che, grazie ad una nuova generazione di vignaioli, tornano oggi alla ribalta. Potrà essere centellinato il Montericco, vitigno antichissimo conosciuto per la particolarità del nome, la spergola, l’uva fogarina ed altri ancora, i quali mostreranno ai visitatori una panoramica completa di quel paradiso del vino che è l’Emilia Romagna.

Una regione in grado di esaltare, grazie al suo straordinario terroir, i grandi vitigni internazionali ma che potrebbe fare degli autoctoni un punto di forza ed un fiore all’occhiello. Con una particolare attenzione a quelli antichi, tutti da riscoprire.

Vigne Perdute è una manifestazione che, partendo dal recupero di un vitigno perduto, il Montericco, si propone di fare conoscere e valorizzare i vitigni autoctoni, rari e sconosciuti.

 

“Vigne Perdute”è un appuntamento che porta alla ribalta lo straordinario patrimonio, in termini di biodiversità, che vanta il nostro paese.

Nasce dalla consapevolezza che, per salvare i prodotti tipici, bisogna scendere alle radici, partendo dalla difesa del territorio.

 

Vigne Perdute è un progetto di Vitaliano Biondi con Massimo Bonacini.


"La vigna, infatti, a differenza dei cereali e anche di molte piante da frutto, non è una coltivazione immediatamente produttiva: piantare una vigna è come fare un matrimonio con la terra, è gesto di grande speranza, che non a caso la Bibbia pone come il primo gesto compiuto da Noè dopo il diluvio. Significa stipulare un'alleanza con un pezzo di terra, affermare che lì, in quel posto preciso, si vuole dimorare, che ci si prende il tempo di attendere lì e non altrove i frutto del proprio lavoro".

Enzo Bianchi, "Il pane di ieri", Einaudi 2008